La Stampa – Dolce e Salato – 21.03.14

Glossario

A cena nella terra del filetto baciato

ristorantemalo_ilgolosario Cinzia

Non è poca cosa l’arrivo della Primavera se penso a quell’isolamento invernale che vivono determinati luoghi. Uno di questi è Ponzone, un paese dell’Appennino che raggiungi salendo da Acqui Terme.
Ci sono stato una sera di febbraio, per infilarmi in un ristorante eroico, agghindato proprio come un dì di festa, benché quella sera di un giorno feriale fossimo soltanto in due.
E’ solenne la sala del ristorante Malò (piazza Garibaldi, 1 – tel. 0144-78124), elegante quanto basta per celebrare una cucina originale. Cinzia Grigoletto, la cuoca, è brava, e così il marito Enrico Trinchero, che serve ai tavoli e consiglia vini da una buona scelta. Primi fra tanti hanno anche una cucina per celiaci e fanno parte del circuito dei ristoranti consigliati. I loro menu variano dai 22 ai 32 euro. Come si fa a non pensare di farci un salto?
A me è piaciuta molto la terrina di bollito con composta di mandarini alla vaniglia, tra gli antipasti, dove spiccavano anche il caponet e la millefoglie di stoccafisso alla salsa di arancia. Fra i primi, ottimi gli agnolotti di mostardella della Val Pellice e gli gnocchi di patate con vellutata di sedanorapa e Castelmagno. Ai secondi, lombata di coniglio e scaloppa di foie gras.
Originale, a fine pasto, anche la Pavlova con griottes e chantilly, accanto alla torta di nocciole. Si parte verso la terra delle formaggette di capra e del filetto baciato!

Paolo Massobrio

Il rio Miseria

L’Europa ha detto SIC (Sito interesse comunitario) a uno splendido gioiello ambientale situato nel Comune di Ponzone.

Lo chiamavano e continuano a chiamarlo, nel XXI secolo, il Rio Miseria, quel torrente che, divagando fra cascatelle  impetuose e  placide anse,  attraversa una grande forra, quasi una valle  scavata negli affioramenti di  aride serpentiniti, testimonianza di ere geologiche fra le più remote. Il nome glielo aveva appioppato , secoli addietro, la fantasia popolare perché su quelle pendici non è possibile coltivare alcunché, anche il bosco vi cresce stentato, mentre vi alligna una vegetazione arbustiva ed erbacea dalla varietà sorprendente. Oggi  gli escursionisti vi si recano, attratti dalla bellezza dei suoi scenari e dall’ integrità dell’ ambiente ; in passato, gli abitanti delle zone viciniori,  vi si spingevano talvolta per raccogliere poche ghiande, castagne ed erbe officinali o per condurre  qualche sparuta capra al pascolo.  Pesca nelle (tuttora) limpidissime acque e caccia furono invece prerogative dei nobili e del loro seguito fino al XIX secolo.  Battute a pernici, lepri , beccacce,  anatidi e cinghiali venivano organizzate al pari di battaglie, potevano durare giorni e si concludevano con feste e colossali banchetti .

In effetti flora e fauna sono, ancora ai giorni nostri, seppur per diversi motivi, di primaria importanza.

Sulle scoscese rocce della forra nidificano il biancone, la poiana e forse anche il gufo reale, mentre, in prossimità del torrente vivono il merlo acquaiolo e il gruccione  .

Fra i mammiferi l’area annovera  il cinghiale, la lepre italica, la puzzola , il tasso e la volpe.

La flora vanta una incredibile varietà di orchidee selvatiche e  presenta elementi di vegetazione mediterranea, tra i quali una rara quercia sempreverde ( Quercus crenata).

Sono presenti diverse specie di rettili nonché un rarissimo anfibio, cioè la rana ridibonda (Ranakurtmuelleri),  originaria dei Balcani.

Il rio Miseria è un affluente del fiume Erro e scorre prossimo al  confine fra le Regioni Piemonte e Liguria a pochissimi chilometri dall’Albergo Ristorante Malò.

Luoghi

La posizione geografica di Ponzone, vera e propria sentinella naturale lungo il percorso di un’importante ramo della via del Sale, gli attribuì, fin dall’anno 967, un valore strategico e commerciale che ne determinò non solo le vicende politiche, spesso turbolente, ma anche le tradizioni gastronomiche.

Chiese campestri, castelli e torri antiche che sembrano parlarsi ancora, fughe di colline verdissime verso l’infinito, aspre rocce alpine biancheggianti di neve, danno vita a uno straordinario museo a cielo aperto.

Pablo Neruda, Cien sonetos de amor

PABLO NERUDA, Cien sonetos de amor

Soneto LXVIII

Mascarón de Proa

La niña de madera no llegó caminando:
allí de pronto estuvo sentada en los ladrillos,
viejas flores del mar cubrían su cabeza,
su mirada tenía tristeza de raíces.
Allí quedó mirando vidas abiertas,
el ir y ser y andar y volver por la tierra,
el día destiñendo sus pétalos graduales.
Vigilaba sin vernos la niña de madera.
La niña coronada por las antiguas olas,
allí miraba con sus ojos derrotados:
sabía que vivimos en una red remota
de tiempo y agua y olas y sonidos y lluvia,
sin saber si existimos o si somos su sueño.
Ésta es la historia de la muchacha de madera.

dalla raccolta di Polene di Pablo Neruda

PABLO NERUDA, Cento soneto d’amore

Sonetto  LXVIII

La status di prua (Polena)
La fanciulla di legno non arrivò camminando:
improvvisamente si arenò fra i mattoni,
vecchi fiori di mare coprivano il suo capo,
il suo sguardo aveva tristezza di radici.
Lì rimase guardando  vite aperte,
l’andare e l’essere e il camminare e tornare attraverso la terra,
il giorno andava stingendo  i suoi petali graduali.
Vegliava senza vederci la fanciulla di legno.
La bimba incoronata dalle antiche onde,
lì guardava coi suoi occhi sconfitti;
sapeva che viviamo in una rete remota
di tempo e acqua e onde e suoni e pioggia
senza sapere se esistiamo o se siamo il suo sogno.
Questa è la storia della fanciulla di legno