Se una “rondine” non fa primavera, un uovo sì

Entrate, da secoli, nelle nostre abitudini alimentari, le uova sono ritenute fin dall’antichità più remota simbolo della vita che rinasce; tale simbologia, già presente nella religione ebraica, fu ripresa dai primi Cristiani per celebrare la resurrezione di Cristo.

Ma già presso  alcuni popoli pagani  era consolidata la tradizione di scambiarsi, durante i riti propiziatori della fertilità, uova colorate, considerate di buon auspicio mentre fra i Romani, secondo quanto riferisce  Plinio, era costume seppellirle nei campi dipinte di rosso per  favorire l’esito dei raccolti.

L’usanza dello scambio di uova decorate si sviluppò, nel Medioevo, come regalo dei nobili alla servitù; l’uso di donarle  in occasione della Pasqua, invece, nacque probabilmente in Germania. Ancora oggi, in molte case, si colorano quelle sode, con tinte vegetali alimentari (spinaci, ortiche e prezzemolo per il verde, camomilla o zafferano per il giallo).

Risale all’epoca  medievale  la creazione di uova artificiali fabbricate o rivestite di materiali preziosi quali argento, platino e oro, ovviamente destinate ai ceti abbienti.

Con la conquista delle Americhe, che  introdusse in Europa il cacao, le uova augurali divennero di cioccolato (famose quelle delle antiche pasticcerie torinesi e di  Modica, in Sicilia) e, assieme alla colomba, finirono per rappresentare il dolce pasquale per eccellenza.

Siamo soliti associare l’uovo alla gallina che, tuttavia, è solo uno degli animali che si riproducono con la deposizione e la cova; in alcuni paesi della nostra Europa Settentrionale, si tramanda  la raccolta delle uova di uccelli selvatici (anatidi, oche, gabbiani , otarde), affidata oggigiorno  a  cooperative autorizzate, limitatamente alla prima covata.

Sono ovipari insetti, anfibi, rettili e gli stessi pesci, le cui uova sono spesso considerate prelibatezze come nel caso del caviale e della bottarga.

Il significato simbolico dell’uovo ritorna spesso nella letteratura; ne “Il vecchio e il mare” di E. Hemingway sono proprio le uova di tartaruga a sostenere le fatiche del protagonista  Santiago che “…mangiava le uova bianche (di tartaruga) per darsi forza. Le mangiava per tutto maggio per essere forte a settembre e a ottobre per i pesci proprio grossi.”

Nella favola di Sepulveda “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” il micio Zorba cui mamma gabbiano, soffocata dal petrolio, aveva affidato il suo uovo, si impegna, con comprensibile disagio, nella cova:” ma una promessa è una promessa e così, avvolto dal tepore dei raggi solari, si addormentò tenendo stretto alla sua pancia nera l’uovo bianco macchiato di azzurro”

Le arti figurative, in particolare la pittura,   ripropongono l’uovo associato  alla creazione, come in S. Dalì e nella più enigmatica  tela di J. Bosch, o ci tramandano la memoria di antichi mestieri come in Velazquez.

E PER CONCLUDERE: FELICE PASQUA!

Cinzia    Enrico

Felice Pasqua!

Felice Pasqua!

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