Se lo dice Hemingway…..

Faceva freddo in autunno, a Milano, e il buio calava molto presto. Allora si accendevano le luci, ed era piacevole camminare per le strade guardando le vetrine….dovevamo in ogni modo attraversare il Naviglio. Si poteva scegliere fra tre ponti. Su uno di essi una donna vendeva caldarroste. Si stava al calduccio, davanti al fuoco della sua carbonella, e dopo le castagne rimanevano calde dentro la tasca.” (Ernest Hemingway, I primi quarantanove racconti)

castagnoAntico quanto il mondo il castagno è una delle più importanti essenze forestali europee, la cui diffusione prese avvio con i Greci, si estese durante la dominazione romana, raggiungendo la massima diffusione nel Medio Evo grazie soprattutto all’opera degli ordini monastici.

A testimonianza rimangono , in Italia, numerosi toponimi fra i quali quello della frazione ponzonese di Piancastagna.

Questa pianta deve la propria longevità alla versatilità che la caratterizza;coltivata non solo per il legname, particolarmente resistente, ma anche per il frutto che rappresentava un’importante risorsa alimentare sia delle popolazioni rurali, specialmente collinari e montane, che delle ciurme di rematori delle galee che lo consumavamo, mescolato a fave e gallette, sotto forme di zuppa.

Le cronache di metà ottocento riferiscono che le castagne, assieme al carbone, erano, nel territorio di Ponzone, “i più considerevoli” prodotti; un secolo prima il loro mancato raccolto aveva provocato una grande carestia e costretto più di duecento famiglie ad abbandonare la zona e le rimanenti a nutrirsi di ghiande.

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Il declino della coltivazione del castagno, iniziato nel Rinascimento a causa dell’incremento della cerealicoltura e dell’introduzione delle patate, è proseguito per tutto l’ottocento causando, fin dalla fine di questo stesso secolo, la sua marginalizzazione, con alcune eccezioni locali (Cuneese, Garfagnana).

Anche l’introduzione di nuovi materiali da costruzione e il crescente interesse verso altre essenze forestali da legno, ha contribuito al progressivo abbandono dei castagneti che si sono spesso inselvatichiti, sviluppando una particolare resistenza alle malattie come quelli del ponzonese, rinati dai vecchi ceppi dopo la decimazione, avvenuta a metà ‘900 , a causa dell’epidemia di “inchiostro”.

Ai tempi nostri la castanicoltura è circoscritta alle aree di maggiore vocazione e limitata alle varietà di particolare pregio, sia per i frutti che per il legno, mentre l’utilizzo della farina trova un impiego secondario nell’industria dolciaria.

Nel nostro Ristorante utilizziamo creme di marroni di qualità eccellente nella preparazione delle nostre crostate, Pavlove e Chantilly.

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