Pionieri nel Parco

E’ facile incontrarlo percorrendo i sentieri del Parco Faunistico dell’Appennino, a pochi kilometri dal ristorante Malò, abbarbicato sulle rocce di un precipizio: è talmente bello che, dopo aver fatto la sua conoscenza si finisce per cercarlo, in tutte le stagioni.

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Parliamo del Sorbo montano (surbus aria), specie arborea originaria dell’Europa centro-meridionale “Aria”, secondo la definizione che ne fecero gli antichi Romani, poiché era particolarmente diffuso nella regione di Ari, nell’Asia occidentale.

E’ tipico della fascia montana , con fusto alto fino a 15 metri ma, se cresce in situazioni difficili, assume la forma di un arbusto (nel Parco Faunistico ne nascono alcuni addirittura sul tracciato dei sentieri). Predilige suoli asciutti, e cresce bene anche in luoghi sassosi. Necessita di abbondante luce e resiste molto bene al freddo. In Italia settentrionale lo si trova fino ai 1700 m di altitudine. La sua grande adattabilità a terre impervie fa del sorbo montano, assieme alla ginestra, una pianta pioniera in quanto prepara il terreno per altre specie più esigenti.

Ha chioma ampia e a cupola, le foglie sono ovali: verde scuro nella parte superiore, ricoperte di fittissima peluria chiare nella parte inferiore che le conferisce un colore argentato.

fiori sorboFiorisce in primavera, un fiore bianco, i cui semi sono portati in grappoli alla fine dei rametti; in autunno si adorna di bacche rosse, frutti che un tempo venivano usati per alimentazione umana, abitudine   ora in uso solo in alcune Regioni dove viene utilizzato per marmellate e gelatine oppure per aromatizzare la grappa.bacche sorbo

In tempi di carestia , essendo la loro polpa farinosa, venivano macinati e mescolati alla farina di grano per fare il pane.

Come per suo cugino il “Sorbo degli uccellatori” la bacche sono molto appetite dai volatili che se ne cibano in gran quantità.

Svolge un ruolo importantissimo per la conservazione del mantello boschivo e della ricchezza della fauna: impariamo ad amarlo.

Duetto notturno nel bosco

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Dalla vallata sale un canto melodioso: è l’assiolo che, calate le tenebre, veglia per guadagnarsi la vita sua e quella del  nido.

Questo minuscolo rapace, uno dei  più piccoli uccelli notturni,  dal piumaggio grigio-marrone striato di scuro presenta due  ciuffetti di piume sul capo, dove spiccano i grandi occhi gialli, che lo fanno somigliare a un gufo in miniatura.

Vive di norma solitario. Ama ruderi, vecchi cascinali, alberi cavi , purché sempre ben riparati, nei quali si rifugia di giorno  per riposare e dove alleva, nella stagione della riproduzione, la propria covata.

E’ un migratore  e quando torna dall’Africa, nella tarda primavera, restituisce alle serate  ponzonesi l’armonia del suo canto: un “djü”  “chiù” (che in alcune zone gli ha dato il nome) che si diffonde dolcissimo nelle vallate, grazie anche al silenzio che accompagna le notti di questo angolo dell’ Alto Monferrato; la sua presenza preziosa, che si va  rarefacendo, è favorita dal rigoglio di una natura generosa che ospita ben due Parchi naturali: quello faunistico dell’Appennino (nel Comune di Ponzone) e quello contiguo del Beigua (patrimonio Unesco) nella confinante Liguria, che costituiscono la formidabile risorsa  ambientale di questi luoghi (entrambi si trovano a pochi chilometri dal Ristorante Albergo Malò).

assiolo1

L’attività di canto dura dal tramonto all’alba successiva: femmine e  maschi si alternano spesso  in duetto, la femmina con un’intonazione un po’ più alta e un po’ meno regolare del maschio.

Si nutre prevalentemente di insetti e, quando si sente minacciato, si ripara fra le fronde più alte, mimetizzandosi e rimanendo immobile: non appena il potenziale pericolo si avvicina, l’assiolo si sposta nuovamente riassumendo la medesima postura mimetica.

La serenità che infonde il suo canto, quasi una ninna nanna, concilia il sonno, anche alle persone più tormentate dalle tensioni del moderno vivere.

Menu’ alla carta

 

Menu' alla carta con certif

Antipasti

Scelti per voi dalla cucina: in essi troverete sintesi di passione, creatività, amore per il passato, ricerca di innovazione

Primi Piatti

Taglierini alle borragini, ragù di coniglio in bianco

Cappellacci farciti ai piselli, castelmagno, pomodori secchi

Gnocchi di fagioli borlotti, castelmagno,pomodori secchi

Pappardelle con sugo di funghi porcini freschi

Agnolotti tradizionali alle tre carni, sugo di arrosto

Secondi Piatti

Coniglio alla sanremasca con Rossese di Dolceacqua

Guancia di manzo brasata al vino rosso

Vitello tonnato con salsa alla Monferrina

Stinco di fassona piemontese, ciliegie al Porto

Rollata di petto di faraona farcito con fiori di zucchina, funghi porcini, fondunta di parmigiano

Dessert

Pavlova con chutney di lamponi, chantilly

Parfait allo zabaglione freddo

Insalata di frutta, gelatina alle rose, crema di frutta ai lamponi

Sfera golosa al pistacchio di Bronte, cuore di cioccolato fondente

Cassatina di gelato con solo nocciola IGP

Il carciofo dal cuore tenero…

Spinoso, ma …

“Il carciofo dal cuore tenero

Si vestì da guerriero,

eretto costruì una piccola cupola

si mantenne impermeabile

sotto le sue squame,

Allineato in file

non fu mai tanto marziale

come nei mercati “

(Pablo Neruda, Oda a la alcachofa)

Affidatelo  a Cinzia, Chef del Ristorante Malò, lo renderà  pastoso, delicato e lo trasformerà in un prelibato ripieno per i suoi cappellacci , in un saporito  condimento o in un sorprendente tortino.

Ortaggio di antica tradizione è molto probabilmente di origine italiana; nato selvatico, come spesso accade alle verdure, venne  addomesticato in Sicilia a partire dal I secolo, dove ancora si trova, in orti di famiglia, un’antica cultivar che sembrerebbe essere una forma di transizione fra il cardo selvatico e alcune varietà di carciofo.

Da questa isola l’ortaggio “emigrò” verso la Toscana, dove apparve attorno il 1466, e successivamente in Francia, introdotto da Caterina d’ Medici alla corte francese, che lo portò dall’Italia quando andò in sposa al re Enrico II di Francia.

La pianta, conosciuta presso Greci e Romani, come Cynara , prende il nome da una ninfa dagli occhi verdi e viola, alta e snella e con capelli color cenere, di cui si innamorò perdutamente Giove senza essere corrisposto: il Dio,offeso dall’atteggiamento della fanciulla che osava resistergli, in un momento d’ira, la trasformò in un carciofo le cui spine rappresentavano il carattere difficile dell’amata, ma il cui cuore ne manteneva l’accattivante colore degli occhi.

Coltivati soprattutto in Italia, Egitto e Spagna i carciofi  furono introdotti anche in Inghilterra: vi sono notizie  che nel 1530 si trovassero nel Newhall nell’orto di Enrico VIII, mentre i colonizzatori spagnoli e francesi li portarono in America nel secolo XVIII, rispettivamente in California e in Louisiana.

Negli Stati Uniti d’America la maggior produzione di carciofi si ha nello Stato della California, dove, nella contea di Monterey si concentra più dell’80% del totale nazionale; proprio in questa regione, a Castroville,  dal 1949, si celebra il “Festival del carciofo” che incoronò, nella sua prima edizione, Marilyn Monroe  “Regina del carciofo”, legando ancora una volta la storia di questo ortaggio a una bellissima donna.

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Menu' alla carta con certif

Antipasti

 Scelti per voi dalla cucina: in essi troverete sintesi di passion, creatività, ampre per il passato, ricerca di innovazione.

Primi Piatti

Taglierini alle borragini, maggiorana, parmigiano, sugo di coniglio in bianco

Cappellacci di carciofi al sugo di carciofi

Mezzelune di pasta di patate ripiene di pesto (al basilicodi Prà)

Mirtille al ragù di petto d’anatra

Gnocchi di patate, crema di piselli freschi, tartufo nero

Spaghetti freschi trafilati al bronzo, sugo di pomodori Datterini

Passlachè con fonduta di parmigiano

Secondi Piatti

Guancia di manzo brasata al vino nero, con profumi speziati

Vitello tonnato in punto di rosa in salsa Monferrina

Maialino da latte porchettato, cotto 16 ore a bassa temperatura

Cube roll di coniglio, gamberoni

Capo collo alla Freisa (Stracotto)

Petto di faraona in bianco e rosso con tapenade di olive taggiasche  e  pomodori secchi

Dessert

Pavlova con chutney di lamponi, chantilly

Parfait allo zabaglione freddo

Insalata di frutta, gelatina alle rose, crema di frutta ai lamponi

Sfera golosa al pistacchio di Bronte, cuore di cioccolato fondente

Cassatina di gelato con solo nocciola IGP

Menu’ alla carta

Menu Malò

Antipasti

Sono proposti dalla fantasia della cucina

Primi Piatti

Taglierini alle Borragini, maggiorana, parmigiano, sugo di Agnello

Cappellacci ai carciofi con  carciofi

Mezzelune di pasta di patate ripieni di pesto

Mirtille al ragù di petto d’anatra

Gnocchi, vellutata di piselli, tartufo nero

Spaghetti freschi trafilati al bronzo, ragù di coniglio in bianco

Passlachè con fonduta di parmigiano

Secondi Piatti

Tacchinella ripiena glassata al forno

Guancia di manzo brasata al vino rosso

Vitello tonnato con salsa monferrina

Maialino da latte porchettato, cotto 16 ore a bassa temperatura

Cube roll di coniglio, gamberoni

Dessert

Frolla pere e cannella

Semifreddo al torrone con cioccolato caldo

Pavlova con chutney di lamponi, chantilly

Parfait allo zabaione

Insalata di frutta, gelatina alle rose, crema di frutta ai lamponi